mercoledì 14 novembre 2012

Storia di una emancipazione necessaria




                                                        C'è qualcosa di nuovo oggi nell'aria, anzi d'antico
                                                                                                 (PASCOLI, l'Aquilone)


Il verso di Pascoli da cui ho voluto cominciare credo renda meglio di ogni altri la “mia” idea di consulenza filosofica: da un lato il filosofo scopre attraverso essa di dovere uscire dalle Accademie e di poter confrontarsi con i problemi della piazza, della strada, e quanta filosofia si celi nei mercati e nei bar, nel quotidiano in grado di aprire all'esperienza di una dimensione nuova, autentica, disarmante; dall'altro però, fermatosi a riflettere,  si rende conto che per un buon millennio, il primo, la filosofia non è stata altro che questo, l'incontro col quotidiano,  aγών, nell'ambivalente significato di luogo di incontro e di scontro, è stata πόλεμος, la madre di tutte le cose.  Nel baccano della strada,1 il filosofo ritrova il baccano alla fine del grande errore come aveva previsto Nietzsche2. Ed è così che il filosofo ritorna al momento in cui questo grande errore è cominciato, (ri)scoprendo l'antico pascoliano.
 Cardine di questo ritorno è una filosofia incarnata nelle persone, che mostra uno stile di vita, una saggezza pratica, che sta tra la gente, cercando di interrogarla, di capirne i problemi, senza dover fuggire davanti  ad essi. Perchè ciò sia possibile al filosofo è richiesto un triplice atto di coraggio nel reclamare come elemento preliminare essenziale la propria legittima autonomia sia dal mondo dell'Accademia, sia dal mondo ψ, sia infine dalla sfera religiosa.
In questa prima parte descriveremo brevemente come la pratica filosofica in generale e la consulenza filosofica in particolare siano il risultato di una avvenuta emancipazione da questi tre ambiti, e inizieremo a chiarire la dimensione propria di questa pratica, sgombrando il campo dai primi pregiudizi . Mostreremo come il “grande errore” possa venire variamente declinato in questi tre ambiti e possa descrivere in ciascuno una parabola tra due momenti di crisi: per quanto riguarda la filosofia accademica, ne mostreremo la parabola dalla crisi ateniese del IV secolo a quella del primo Novecento, per quanto riguarda la psicanalisi andremo dal sogno di dominio positivista sulla psiche all'odierna crisi dello stesso; per ciò che riguarda infine l'ambito religioso andremo dalla crisi che ha portato alla progressiva confessionalizzazione dell'elemento spirituale all'odierna crisi dello stesso.


Lo spazio della pratica filosofica alla fine del “Grande Errore”
Accademico Iperuranio e Accademia Nietzsche e il '900
Psicologico Positivismo falsificabilità
Religioso Dogmi e Metafisica Crisi attuale di valori

Metteremo l'accento su questo processo non per volontà di critica o prevaricazione verso altre discipline,  ma più semplicemente per mostrare l'esistenza e la dignità di uno spazio proprio   spesso colpevolmente dimenticato.

1- Torna alla mente qui titolo del bellissimo libro di A.Cavadi (2010) Filosofia di strada,Palermo,Di Girolamo

2 -VI,3 GD p.76


giovedì 19 luglio 2012

Pascal e le ragioni del cuore...




Pascal viene oggi considerato uno dei più grandi teorizzatori di quelle che solitamente sono chiamate "le ragioni del cuore". Vediamo cosa ne dice:

Il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non conosce (§277) Conosciamo la verità non solo con la ragione, ma anche col cuore; ed è in questo secondo modo che conosciamo i principi primi, e inutilmente il ragionamento, che non vi ha parte, s'industria di combatterli. (§282)

Questo concetto presuppone una serie di assunti piuttosto curiosi che occorre esplicitare meglio per poter essere sicuri di ciò che in effetti viene detto.
Per prima cosa viene ribadita una dicotomia tra cervello e cuore. Se in concreto risulta chiaro a tutti che questa dicotomia sta in piedi solo metaforicamente, non essendo cervello e cuore altro che organi, resta l'assunzione di una contrapposizione che nei secoli è stata riletta attraverso termini quali ragione/sentimento,pensiero/emozione, conscio/inconscio. Questa contrapposizione ha una sua qualche validità? Come la dimostriamo? Dove la ritroviamo?
Ciò che mi chiedo con voi oggi è se questa dicotomia non sia sia una petizione di principio posta in essere per tentare di spiegare ciò che di fatto non spiega. Una ragione ignota alla ragione è una contraddizione sulla quale non si può costruire alcunchè. L'impegno di questo scritto è di spiegare lo stesso fenomeno in termini non contraddittori e di mostrare l'utilità di quanto affermato nell'abito della consulenza filosofica.
Partiamo dal termine ragioni . Indipendentemente dalla loro provenienza, abbiamo che le ragioni siano in realtà l'unico elemento sicuro su cui lavorare, poichè di esse il buon Pascal parla persino riferendosi al cuore.
Le ragioni in quanto ragioni sono: a) esprimibili
b) collegate tra loro
c) ordinabili, raggruppabili in gruppi di affinità.
Esprimibili significa essere in grado di dire perchè si faccia una determinata cosa. Uno dei cardini che distingue la consulenza filosofica da altre discipline è proprio la possibilità di rendere ragione dei propri comportamenti. Ciò non toglie che queste ragioni possano non essere facili da trovare o da accettare, ma ci sono. Alla filosofia interessa l'animale razionale in quanto mosso da ragioni, il resto è come "la notte in cui tutte le vacche sono nere" e non interessa.
Collegate Può darsi che in un mio atto, in una mia scelta, in una mia decisione concorrano più di una ragione, ciò non toglie che io possa esplicitarle e verificarne l'opportunità.
Ordinabili in gruppi di affinità   ci sono ragioni di tipo economico, ragioni di tipo estetico, ragioni di tipo altruistico, ragioni di tipo edonistico...
Secondo la consulenza filosofica dunque il conflitto non è tra ragione e sentimenti ma tra differenti ordini di ragioni che possono essere indagati ed esplicitati. Nell'indagine si scoprirà che alcune di queste ragioni ci risulteranno più forti, più persuasive di altre, ed è di questo che dovremo tener conto nel percorso di consulenza. Un primo punto di distanza da Pascal è che non è possibile parlare di ragioni che la ragione non conosce, non potrebbero essere ragioni se la ragione non le conoscesse, e non è vero nemmeno che il pensiero non sia in grado di scardinarle. Poniamo il caso che Socrate sia un impiegato di Roma, che viva bene a Roma e in famiglia. Poniamo che a Socrate offrano 200.000 eur per un lavoro lontano da casa, ma che io rifiuti non volendo allontanarsi da Roma o dalla  famiglia. Pascal potrebbe dire che in questo caso abbiano vinto le ragioni del cuore, ma potrebbe anche non essere cosi vero: in questo caso si sono scontrate due ordini di ragioni, economico e familiare, e nella scala di priorità la famiglia e l'ambiente per Socrate sono prevalenti. Con questo esempio abbiamo dimostrato semplicemente che le ragioni che trattengono Socrate a Roma non sono economiche, ma ciò non vuol dire che non siano razionali! Compito della Consulenza sarà quindi portare Socrate ad argomentare su ciò che lo trattiene e verificare se le ragioni che lo inducono a rimanere siano riproducibili in un nuovo ambiente.
Quelle che analizzeremo non saranno dunque "ragioni del cuore" ma più semplicemente ragioni che persuadono Socrate e in quanto tale vengono da egli considerate prioritarie, proprie. Ciò che ci insegna Pascal, lontano da inaccettabili petizioni di principio, è che ognuno di noi ha le "proprie ragioni". La consulenza filosofica è un modo per fare un passo indietro e guardare le nostre ragioni, ci conosceremo meglio, capiremo ciò che ci persuade e cosa no.
Nel far questo la filosofia è una compagna insostituibile da 2000 anni, e in tutto questo tempo essa ha aiutato l'uomo a non ignorare l'oracolo di Delfi Conosci te  stesso .
Se anche per voi rispondere a questo millenario imperativo e conoscere le ragioni che realmente animano la vostra vita è una esigenza irrinunciabile allora forse la consulenza filosofica ha qualcosa da dire e da dirvi.
Note
(1) Blaise Pascal, Pensieri

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